“I prefer the fascist interclassism”

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Gabriele Adinolfi (1954) is a right-wing intellectual who is well known in nationalist circles in Southern Europe. He has published a number of essays and books, among which his book on the Third Position (Noi Terza Posizione  / Us, Third Position, 2000). Adinolfi can rightly be called a European nationalist. He advocates for a strong, united Europe, without dissolving the different national identities. Erkenbrand spoke with him about the situation in Italy, his home country, and his decades long fight for the European Nation.

What does the political landscape nowadays look like for Italian ethno-nationalists?

Questo termine in Italia non esiste. Probabilmente perché l’Italia, non essendo stato mai un grande paese coloniale, ha ricevuto un’immigrazione molto tradiva e ridotta. O anche perché Roma ha una dimensione universale. Che può essere papale (quindi mondialista) o imperiale (quindi etnodifferenzialista). In Italia esiste un certo senso dell’identità, ma è abbastanza confuso. Esiste anche un’opposizione all’immigrazione di massa, ma nel sentimento generale è dovuta soltanto a motivazioni economiche. In Italia non c’è ancora il diritto di suolo per  ottenere la nazionalità, ma è imminente. La difesa del diritto di sangue è poco compresa nel suo significato da quegli stessi che la vogliono.

Va detto che l’Italia è una nazione molto particolare. Ci sono secolari rivalità tra comuni e anche quartieri, liti tra clan. La politica si fonda molto sulla commedia. In generale gli italiani sono abituati al trasformismo ideologico e politico. Oggi, concretamente, la sfida è tra chi difende il clientelismo, il deep state e il parassitismo e chi invece vuole meno tasse e più libertà economica. In questo si possono definire la sinistra e la destra, in tutte le loro espressioni. Tutto il resto è propaganda che cambia di volta in volta.

The term ethno-nationalist does not exist in Italy. Probably because Italy, which was never a large colonial power, received very little immigrants until recent. Or also because Rome has a universal dimension, which can be papal (therefore globalist) or imperial (therefore ethno-differentialist). In Italy there is a certain sense of identity, but it is quite confused. Opposition to mass immigration does exist, but in general it is only due to economic reasons. In Italy there is not yet the ‘right of soil’ to acclaim nationality, but it is imminent. The defense of the right of blood is little understood in its meaning by those who want it.

It must be said that Italy is a very peculiar nation. There are age-old rivalries between municipalities and even neighbourhoods, disputes between clans. Politics is very much based on comedy. In general, Italians are used to ideological and political transformation. Today, in concrete terms, the challenge is between those who defend cronyism, the deep state and parasitism and those who want fewer taxes and more economic freedom. This is how the left and the right, in all their expressions, can be defined. All the rest is propaganda that changes from time to time.

Can you tell readers about Casapound, its past, present and future?

Non sono la persona più adatta a parlare della Casa Pound. Sono stato uno dei suoi maggiori sostenitori nel periodo in cui fu un laboratorio di avanguardia molto particolare (2004-2006).

Quando si trasformò in movimento politico e provò ad andare alle elezioni  ne fui un sostenitore attento ma critico (2006-2011). Da quando ha dato prevalenza assoluta alle elezioni e ha preso la via “sovranista”, ovvero contraria all’idea dell’Europa Nazione, le nostre strade si sono completamente distanziate (2012-2019). Ora Casa Pound ha abbandonato la fallimentare via elettorale, ha ringiovanito la dirigenza, ha abbandonato i dogmi anti-europei, quindi ho tornato a dialogare con essa.

Quale sarà il suo avvenire non è ancora chiaro a nessuno. Il bilancio, al netto del negativo, ci parla di una minoranza coesa, di alcuni quadri preparati, di una rivista che funziona, di alcune iniziative economiche che funzionano. Insomma c’è un potenziale che ancora non ha trovato un modo corretto politico per esprimersi.

I am not the best person to talk about Casa Pound. I was one of its biggest supporters during the period when it was a very particular avant-garde laboratory (2004-2006). When it became a political movement and tried to go to the polls I was an attentive but critical supporter (2006-2011). Since it gave absolute prevalence to the elections and took the ‘sovereigntist’ route, i.e. against the idea of a European Nation, our paths have completely diverged (2012-2019). Now Casa Pound has abandoned the unsuccessful electoral path, rejuvenated its leadership, abandoned its anti-European dogmas, so I have returned to dialogue with it.

What its future will be is not yet clear to anyone. The balance sheet, net of the negative, tells us it’s a cohesive minority, of some prepared cadres, with a magazine that works, with some economic initiatives that work. In short, there is a potential that has not yet found the right political way to express itself.

Do you think that Lega Nord/Salvini will make a comeback in politics and that this will be good or not for our nationalist movement?

La Lega è sempre stata in politica, perché mai dovrebbe ritornarci? Tra l’altro nel governo Draghi essa ricopre alcuni ministeri chiave. La Lega rappresenta i ceti produttivi delle regioni produttive italiane, quindi è in salute. Per il resto, torniamo alla risposta che ho dato alla prima domanda. Troppo spesso si lascia correre la fantasia e si attribuisce ad altri delle idee che non hanno, quantomeno che non hanno davvero.

La Lega è in opposizione a tutto il parassitismo e clientelismo della sinistra e risponde agli interessi industriali sull’immigrazione. La vuole regolamentata, qualificata e selezionata.

Tutto il resto appartiene alla retorica politica che può cambiare ogni istante senza che sorgano problemi veri, se si conosce la mentalità comune in Italia.

Si pensi che la Lega è stata via via per la secessione, per l’autonomia, per la Ue, per il sovranismo e di nuovo per la Ue, e nessuna di tutte queste professioni di fede ha modificato, né modificherà, il consenso di cui gode, che dipende dalle ragioni che ho spiegato.

The League has always been in politics, why should it ever return? Among other things, in the Draghi government it holds some key ministries. The League represents the productive classes of the Italian productive regions, so it is healthy. For the rest, let’s go back to the answer I gave to the first question. Too often we let our imagination run wild and attribute ideas to others that they don’t have, at least that they don’t really have.

The League is in opposition to all the parasitism and patronage of the left and responds to industrial interests on immigration. He wants it to be regulated, qualified and selected. Everything else belongs to the political rhetoric that can change every moment without real problems arising, if you know the common mentality in Italy.

Consider that the League has been gradually for the secession, for autonomy, for the EU, for sovereignty and again for the EU, and none of these professions of faith has changed, or will modify, the consensus mentioned enjoys, which depends on the reasons I have explained.

You have been active in politics for a long time now. Do you think that people act differently today than they did 20 or 30 years ago on political issues?

Non così tanto come sembra. Sicuramente le trasformazioni tecnologiche e sociologiche hanno reso più disintegrate e stupide le masse che ci ostiniamo a definire popoli ma che non sono tali perché non hanno coscienza di sé. Quello che è cambiato sono alcuni fattori esterni determinanti.

La rivoluzione satellitare ha modificato perfino la percezione del tempo e dello spazio. Il gioco di potenze, così come le avanguardie avevano capito fin dagli anni trenta, è ormai assurto a dimensioni continentali. La concorrenza mondiale del terzo mondo ha stravolto i canoni delle nostre economie sociali. Il centro strategico del mondo è passato dall’Atlantico all’Indopacifico. Il progresso ha prodotto la morte demografica dell’Occidente. Gli Usa restano il player principale, ma l’avvento della Cina, i progressi dell’Europa a trazione tedesca, dell’India, del Giappone, della Turchia, la fuga del Commnwealth,  hanno cambiato il volto mondiale e lo stanno cambiando.

Tutto questo ha causato una serie di disagi e di perdite per gli occidentali che continuano a invocare qualcono che restituisca loro le condizioni in cui vivevano fino a venti anni fa. Ma questa è una frustrazione, perché è impossibile. Soltanto una logica di potenza, imperiale, vitalista, può permetterci di cambiare il quadro e di essere in qualche modo vincenti, rigenerati.

Invece un mix di frustrazione e di nostalgia muove quello che si definisce sovranismo e che sta svolgendo la funzione storica di una pietra al collo del populismo, che conduce scioccamente in un vicolo cieco, quando dovrebbe essere invece l’anima di un riscatto imperiale.

Not as much as it seems. Surely the technological and sociological transformations have made the masses more disintegrated and stupid, yet we persist in defining them as a people, but who are not such because they are not self-conscious. What has changed are some external determining factors. The satellite revolution has even changed the perception of time and space. The game of powers, as the avant-gardes had understood since the thirties, has now risen to continental dimensions. World competition from the third world has upset the canons of our social economies. The strategic center of the world has moved from the Atlantic to the Indo-Pacific. Progress produced the demographic death of the West. The US remains the main player, but the advent of China, the progress of Europe with German traction, India, Japan, Turkey, the flight of the Commonwealth, have changed the face of the world and are changing it. All this has caused a series of hardships and losses for Westerners who continue to invoke someone to restore them to the conditions they lived in up to twenty years ago. But this is a frustration, because it is impossible. Only a logic of power, imperial, vitalist, can allow us to change the picture and to be somehow successful, regenerated. Instead a mix of frustration and nostalgia moves what is defined as “sovereignism” and which is fulfilling the historical function of a stone around the neck of populism, which leads foolishly into a dead end, when it should instead be the soul of an imperial redemption.

What are your thoughts on sovereign national states within a federal Europe? And what do you think are the best strategies for finding and engaging the right people?

Qui dobbiamo essere chiari.

Io rifiuto il sovranismo perché sostengo che stia alla sovranità esattamente come il comunismo sta al popolo. Il sovranismo per me è prigioniero di una logica perdente, reazionaria e utopica che assomiglia molto a quella comunista. Il comunismo vede tutto come una contrapposizione tra proletariato e capitale e propugna la lotta di classe perché spera che un giorno il capitale crolli e che tutti i proletari del mondo, infine uniti, impongano la dittatura.

Il sovranismo oggi pensa che tutto si risolva nello scontro tra l’elite e i popoli e sogna una specie d’insurrezione, quasi sempre elettorale, che permetta d’instaurare la dittaura popolare. E attende freneticamente che ciò accada, ma non succede mai. La logica è la stessa ed è perdente. Io preferisco l’interclassismo fascista che agisce al tempo stesso nell’elite e nel popolo per cambiare sia la cultura, sia la metalità, sia i rapporti di forza sociali ed economici. Lo fa sostituendo lo Stato dove questo manca e quindi, organizzando forze produttive, corporazioni ecc. I popoli esistono solo come potenziale e come comportamenti psicologici. Diventano popoli quando prendono coscienza di sé, e lo fanno seguendo delle avanguardie rivoluzionarie.

Nella storia tutte le partite importanti si giocano tra piccole minoranze. A me interessa proprio questo: formare e rafforzare avanguardie che siano al tempo stesso popolari e di elite. Non do molta importanza ai fenomeni elettorali, se non in quanto generano dei contenitori nei quali si può operare come aristocrazie rivoluzionarie. Ma bisogna considerare che sono queste l’essenziale, il resto è solo il potenziale da trasforamare, se lo si abbandona alle sue convinzioni lo si condanna alla sterilità.

Here we must be clear.

I reject sovereignism because I argue that it is to sovereignty just as communism is to the people. For me, sovereignism is a prisoner of a losing, reactionary and utopian logic that closely resembles the communist one. Communism sees everything as an opposition between proletariat and capital and advocates the class struggle because it hopes that one day capital will collapse and that all the proletarians of the world, finally united, will impose a dictatorship.

Sovereignism today thinks that everything is resolved in the clash between the elite and the peoples and dreams of a kind of insurrection, almost always electoral, which would allow the establishment of popular dictatorship. And frantically waits for that to happen, but it never happens. The logic is the same and it is a losing one. I prefer the fascist interclassism that acts at the same time in the elite and in the people, to change both the culture, the methodology, and the social and economic power relations. It does so by replacing the state where it is lacking and therefore by organizing productive forces, corporations, etc. Peoples (Völker) exist only as potential and as psychological behaviors. They become peoples (Völker) when they become aware of themselves, and they do so following the revolutionary vanguards.

In history, all the important games are played between small minorities. This is exactly what interests me: to train and strengthen avant-gardes that are both popular and elite. I do not give much importance to electoral phenomena, except as they generate containers in which one can operate as revolutionary aristocracies. But we must consider that these are the essential, the rest is only the potential to be transformed, if he is abandoned to his convictions, he is condemned to sterility.

What is your vision of Italy and other nations in the European context? What would European cooperation between north and south, east and west ideally look like?

Non sono favorevole a definire programmi troppo precisi. Quello che è importante è che emergano delle avanguardie e delle classi dirigenti che abbiano un’idea imperiale e di potenza dell’Europa. Nella tradizione imperiale tutte le differenze sono rispettate, di più: sono favorite.Tutto viene da sé quando c’è una volontà vera.

Ovviamente le tradizioni culturali e storiche, la geografia, la lingua, orientano i ruoli delle nazioni europee esattamente come al loro interno orientano quelli delle regioni europee. Pensiamo alla Germania, al tempo stesso protestante e cattolica, rivolta sia ad est che sul Reno. I vari lander hanno delle specificità precise che non mettono in discussione la potenza d’insieme.

I am not in favour of defining too precise programs. What is important is that vanguards and ruling classes emerge who have an imperial and powerful idea of Europe. In the imperial tradition, all differences are respected, and more: they are favoured. Everything comes by itself when there is a real will.

Obviously, cultural and historical traditions, geography, language, shape the roles of European nations just as they shape the roles of European regions within them. Think of Germany, which is both Protestant and Catholic, facing east and the Rhine. The various Länder have their own specificities which do not call into question the overall power.

Which books and people have had the most influence on your outlook and inspired you in your life?

La lista è infinita, da Friedrich Nietzsche a Julius Evola, da Adriano Romualdi a Jean Mabire, da Luigi Pirandello a Pierre Drieu La Rochelle, da Maurice Bardèche a José Ortega y Gasset, da Alexandre Dumas a Michel Ende, da Emilio Salgari a Corneliu Zelea Codreanu. Ma ho letto anche gli altri: Marx, Engels, Lenin. Alcuni di loro mi interessano abbastanza, come Débord e i situazionisti.

Le persone che mi hanno colpito sono tante, ma quasi nessuna è famosa. Tra le persone famose che ho conosciuto e da cui sono stato impressionato, cito Jean-Marie Le Pen e soprattutto Léon Degrelle.

The list is endless, from Friedrich Nietzsche to Julius Evola, from Adriano Romualdi to Jean Mabire, from Luigi Pirandello to Pierre Drieu La Rochelle, from Maurice Bardèche to José Ortega y Gasset, from Alexandre Dumas to Michel Ende, from Emilio Salgari to Corneliu Zelea Codreanu. But I have also read the others: Marx, Engels, Lenin. Some of them interest me quite a bit, like Débord and the situationists.

The people who have impressed me are many, but almost none of them are famous. Among the famous people I have met and been impressed by, I would mention Jean-Marie Le Pen and especially Léon Degrelle.

Gabriele Adinolfi and Jean-Marie Le Pen

Italy is facing a serious demographic crisis. How can the country reverse this trend?

La crisi è soprattutto spirituale e di volontà. L’Italia sta morendo per colpa sua e non si rialzerà mai se non riscoprirà l’idea dell’uomo, in quanto vir, come dicevano gli antichi. Non ci sono ricette che funzionano se non si parte di lì.

The crisis is above all spiritual and of will. Italy is dying because of it, and it will never rise again if it does not rediscover the idea of man, as a man, as the ancients used to say. There are no recipes that work if you do not start from there.

The north and south of Italy are very different from each other. How would you explain this reality, especially from a nationalist point of view?

Questo accade anche in altre nazioni che sono politicamente unite da secoli, come la Spagna e l’Inghilterra. Centosessant’anni fa, l’Italia che non era ancora unita politicamente, sembrava che non potesse mai diventare una nazione proprio a causa delle differenze tra le sue regioni e delle diverse lingue che si parlavano in Italia, poi è diventata nazione. Un ottimo esempio per l’Europa. Una nazione può essere rappresentativa di diverse piccole nazioni. Questa è la logica della Romanitas e dell’Impero. Piccole nazioni, isolate e chiuse in se stesse, non hanno nessuna possibilità di sopravvivere nell’era dei blocchi continentali.

This also happens in other nations that have been politically united for centuries, such as Spain and England. One hundred and sixty years ago, Italy, which was not yet politically united, looked as if it could never become a nation precisely because of the differences between its regions and the different languages spoken in Italy, then became a nation. A good example for Europe. One nation can be representative of several small nations. This is the logic of Romanitas and Empire. Small nations, isolated and closed in on themselves, have no chance of surviving in the era of continental blocs.

You have worked for the European group AEMN for several years. What were your experiences working for this group as a nationalist in the European Union?

Per essere precisi io ho operato per la Fondazione culturale che era collegata all’AEMN, ma ho anche collaborato con quella legata alla Lega e al Front National. Non seguivo la linea politica di quei partiti che si ostinano a immaginare un’Europa confederata, che è come dire un’assemblea condominale che non ha alcuna ambizione di potenza e non pensa di sfidare l’egemonia americana e neppure l’ascesa della Cina.

Ho sempre operato per far passare appunto questa logica di Europa Imperiale e, al tempo stesso, per creare una fratellanza tra movimenti europei per produrre un’avanguardia in Europa. In questo ho promosso il think tank Eurhope, l’Accademia online Europe e i Lanzichenecchi d’Europa.

To be precise, I worked for the cultural foundation that was linked to the AEMN, but I also worked with the foundation linked to the Lega and the Front National. I did not follow the political line of those parties that persist in imagining a confederate Europe, which is like saying a condominium assembly that has no ambition of power and does not think of challenging American hegemony or the rise of China.

I have always worked to get this logic of Imperial Europe across and, at the same time, to create a brotherhood between European movements to produce a vanguard in Europe.

In this I have promoted the think-tank EurHope, the Online Academy Europe and the Lansquenets of Europe.

Which Southern European country is the most advanced in terms of accelerating nationalism?

In Italia, nazionalista non è una bella parola, perché negli anni quaranta i nazionalisti erano dei  monarchici che hanno pugnalato alle spalle le nazione e, in seguito, sono stati vigilantes della Nato. Usiamo piuttosto il termine nazionalisti rivoluzionari che vuol dire tutt’altra cosa. I nazionalisti rivoluzionari non sono molto numerosi né in Italia né negli altri paesi del Sud (Francia, Spagna, Grecia). Ci sono invece molte persone scontente della situazione politica e sociale che si riconoscono nel populismo. Un populismo molto confuso e troppo economicista, ma sul quale si può e si deve operare per fornirgli un’avanguardia efficace.

I numeri suggerirebbero che tra questi quattro paesi l’Italia è quella che si trova meglio, ma solo la verifica dei fatti dimostrerà se e dove nascerà qualcosa che merita un vero interesse.

Ma insisto sul fatto che si devono costruire le fondamenta per potere erigere un palazzo e che quindi non si deve essere troppo ansiosi, angosciati e nemmeno speranzosi per i sintomi di malcontento. Questi produrranno qualcosa di veramente significativo solo quando ci saranno le persone giuste a guidarle ma le persone giuste non ci saranno mai se la formazione e la selezione non saranno serie e lontane dalle logiche di fondo delle democrazie.

Se si continua a nutrire quella forma di comunismo inverso che si attende il crollo delle elite per l’avvento messianico di un potere popolare, si morirà sciocchi e disperati.

Nulla di solido si può costruire su delle basi nevrotiche che si fanno ideologia. Dobbiamo uscire da quest’impasse e tornare all’imperturbabilità virile delle nostre genti.

In Italy, nationalist is not a nice word, because in the 1940s, nationalists were backstabbing monarchists. Let us rather use the term revolutionary nationalists which means something else entirely. The revolutionary nationalists are not very numerous neither in Italy nor in the other southern countries (France, Spain, Greece). Instead, there are many people who are unhappy with the political and social situation and who identify with populism. A very confused and too economistic populism, but on which one can and must work to provide it with an effective vanguard.

The numbers would suggest that among these four countries Italy is the one that fares best, but only the verification of facts will show if and where something worthy of real interest will emerge. But I insist that foundations must be built before a building can be erected, and therefore one should not be too anxious or even hopeful about the symptoms of discontent. These will only produce something truly significant when the right people are there to guide them, but the right people will never be there if the training and selection are not serious and far removed from the basic logic of democracies.

If you continue to nurture that form of reverse communism that awaits the collapse of the elites for the messianic advent of a people’s power, you will die a fool and a despairing death. Nothing solid can be built on a neurotic foundation that becomes ideology. We must break this impasse and return to the virile imperturbability of our people.